Diario dalla Russia: 15/07/13

San Pietroburgo 5

Questa notte è piovuto. Cosa quotidiana per questa città affacciata sul mare del nord. Siamo stati infatti fortunatissimi a non aver incontrato pioggia nemmeno un attimo in questi giorni; gli italiani hanno un po' il male del sole e non apprezzano nulla senza di esso. Il fascino di una capitale brumosa e grigia li lascia del tutto indifferenti. Il riposo nelle stanze d'albergo con l'aria condizionata mi fa alzare al mattino col collo ingessato, ma oggi ormai torniamo a casa.
Celebriamo la Messa al seminario latino in via Krasnoarmejskaja (via Dell' Armata Rossa!) mentre i seminaristi sono via per le vacanze estive. Hanno una bella chiesa dedicata all'Assunzione della Madonna. Ci accoglie una suora polacca con la quale ci intendiamo alla meglio in quella lingua comune slava che un po' zingarescamente aiuta da Medjugorje a Cestokowa!
Visitiamo dopo la bellissima chiesa di San Nicola (chiesa ufficiale della Marina Militare russa): c'è una funzione con un coro che canta meravigliosamente. Ci dicono che specie durante le vacanze gli studenti del conservatorio che sta qui vicino si guadagnano dei bonus cantando nei vari cori parrocchiali della città.
A San Vigilio tutto gratis!
Facciamo pranzo e poi partiamo per l'aeroporto di Pulkovo che è ormai dentro la città. Così si conclude il pellegrinaggio in terra di Russia: i pellegrini sono stanchi ma credo che tutti riportino a casa qualcosa di questo paese ricco di storia e di umanità e spesso così poco conosciuto. Per me che mancavo da dieci anni, la conferma di una predilezione mai venuta meno e la possibilità di riallacciare un filo importante della mia vita.
Da domani rimaniamo in città!

Diario dalla Russia: 14/07/13

San Pietroburgo 4

Quando si è fuori casa, è difficile mantenere il computo preciso dei giorni della settimana: oggi è domenica ma nemmeno sembra. Anche se ogni giorno abbiamo celebrato la Messa coi pellegrini, la domenica è diversa. Ma lontano da San Vigilio è tutto diverso! È per questo che in genere faccio i salti mortali per non mancare mai alla Messa domenicale della comunità. Non è solo un dovere; è piuttosto che senza la mia comunità mi pare che il Signore sia più lontano.
Comunque celebriamo alla chiesa cattolica di Santa Caterina d'Alessandria sulla Prospettiva Nevskij alle otto e mezza. È un bel tempio recentemente riportato allo stato prerivoluzionario quando era il centro della comunità cattolica della capitale. Vi officiano, come allora, i padri domenicani di cui conosciamo il priore, p. Destivelle, che è destinato a partire nel giro di una settimana: raggiungerà Roma per lavorare all'università dell'Angelicum. L'incontro più significativo è comunque quello con Sr. Matilde, suora domenicana che per 35 anni è stata caposala nella clinica pediatrica del nostro ospedale, grande amica della Dott.ssa Cioni. Dal '93 abita a San Pietroburgo dove le suore lavorano con ragazze madri e bambini in difficoltà. È sola perché le sue consorelle sono fuori coi piccoli al "lager" (come si chiamano i campi scuola in Russia). Ci saluta volentieri soprattutto perché siamo di Siena dove ha lasciato il cuore. Allo stesso tempo ammiro il distacco delle suore per cui si può vivere dovunque felicemente se si serve davvero il Signore ed i poveri. È una grande lezione: un bel sorriso schietto e quasi virile sul volto di questa donna ormai anziana che nemmeno parla il russo ma conosce la lingua universale della carità.
Visitiamo poi la fortezza di San Pietro e Paolo dove sono sepolti alcuni degli zar Romanov tra cui la madre dell'ultimo zar, Marija Fedorovna. Ieri sera sono approdato su quest'isola verso mezzanotte coi miei genitori e degli amici. Pensavamo di tornare al lungofiume davanti all'Hermitage con il battello fluviale su cui avevamo fatto una piccola crociera ed invece veniamo scaricati qui insieme ad altri turisti e ad una famiglia di pietroburghesi! Davvero la Russia è il regno del possibile: siamo basiti perché non era stato dato nessun avviso e come se non bastasse i ponti stavano per sollevarsi rendendo difficile il passaggio all'altra riva. Per fortuna la simpatica famiglia russa è di un'accoglienza toccante e ci chiama per telefono due taxi per tornare in albergo. Ovviamente ci dicono che a Mosca questo non sarebbe mai successo, ma io so per esperienza che non è vero! La Russia somiglia un po' all'Italia: quasi nulla funziona, ma poi in qualche modo si fa e le cose si risolvono.
In mezz'ora siamo in albergo dopo esserci fatti una foto coi nostri soccorritori pietroburghesi.
Nel pomeriggio visitiamo la Lavra di Sant'Alessandro Nevskij nel cui cimitero è seppellito Dostoevskij e poi passiamo in una chiesa molto interessante dove ci viene mostrato un vero e proprio cantiere iconografico in fieri. Si tratta della chiesa della Madonna Fedorovskaja, un tempio imperiale legato alla memoria della madre dell'ultimo zar. Era stato trasformato in una fabbrica di latticini ed ora vi si raduna una comunità tra le più interessanti ed aperte della chiesa russa. Il parroco è assente ma ci accoglie un suo discepolo, il seminarista Jaroslav che è anche iconografo e collabora con padre Zinon al programma di decorazione di questa chiesa.
Don Enrico è interessato agli aspetti liturgici e anch'io sono impressionato perché tocco con mano che un certo atteggiamento ingessato e quasi ostile di alcuni settori dell'ortodossia russa per fortuna non è la norma. Qui troviamo persone intelligenti, accoglienti e desiderose di trasmettere e condividere la fede.
Le icone contemporanee del maestro Zinon sono davvero bellissime: non c'è fretta, per completare la chiesa. Come nel Medioevo, ci vorranno decine di anni ma intanto si fanno le cose per bene e un intero popolo partecipa e viene formato attraverso l'arte sacra. Comincio ad essere stanco e in albergo faccio un pisolino prima di trascinarmi ad una serata folkloristica di cui farei davvero volentieri a meno: ristorante bruttino e scalcinato e spettacolo mediocre. Mi domando perché ai turisti si debbano infliggere simili penitenze, soprattutto in una città dove anche solo passeggiare dà una gioia intensissima. Approfitto dunque del resto della serata per rilassarmi sul canale Griboedov e poi coricarmi in pace!
Buona Domenica

Diario dalla Russia: 13/07/13

San Pietroburgo 3

La giornata di oggi è del tutto turistica. Non che i turisti siano una razza da deprecare particolarmente - del resto anche noi ne facciamo parte - ma ciò che mi premerebbe in questi giorni è altro. Comunque prendo ogni cosa bella come un dono anche pensando a chi vorrebbe magari vedere questi luoghi e per mille motivi non può. Partiamo tardino dall'hotel per visitare Carskoe Selo, dove si trovano vari palazzi imperiali tra cui quello dove vissero e furono poi confinati gli ultimi Romanov fino alla deportazione e al loro massacro a Ekaterinburg. Una vita nascosta e ritiratissima quella che conducevano, anche per nascondere alla nazione la malattia dell'erede che soffriva di emofilia. Nella quiete della campagna la famiglia imperiale faceva quasi la vita di una famiglia borghese lontana da tutti e da tutto. Fin troppo però, perché questo distacco le fu fatale. La retorica imperiale va molto di moda nella Russia di oggi, ma al di là di ogni esagerazione la tragedia di quegli sventurati aleggia su questi luoghi. È un'ipoteca mai sciolta finora che grava sulla storia del paese.
La reggia e l'arco sono bellissimi anche coi loro improbabili colori bianco/azzurro e le cupole dorate. Dal rococò al neoclassico, un po' tutti gli stili si intrecciano in questi edifici così impregnati di storia ancorché ricostruiti dopo la seconda guerra mondiale.
Carskoe Selo è anche il luogo di Puskin, il sommo poeta russo mai compreso da chi non conosce la lingua dato che la sua arte raffinatissima consiste soprattutto nel ritmo e nel suono. Mi tornano alla mente dei versi mentre passo davanti al monumento tanto famoso dello scrittore seduto assorto su una panchina, di cui tengo una riproduzione in bronzo all'ingresso della casa di Prato Sant'Agostino.
Il pomeriggio è dedicato ad un'altra reggia, quella di Pietro I il fondatore di Pietroburgo. Tutt'altro stile ma per fortuna visitiamo solo i giardini con le ben note statue di bronzo dorato. Nemmeno la Versailles del Re Sole aveva osato tanto. È un tripudio di fasto che, se non fosse per il contesto, stonerebbe drammaticamente. I giochi d'acqua sono la gioia dei bambini russi che per loro fortuna non sono assillati da madri mediterranee e dunque si infradiciano allegramente sotto gli schizzi improvvisi azionati da pietre trabocchetto. Molte famiglie trascorrono qui il loro sabato estivo come se fossero in ferie, mentre altre passano qualche settimana nella Dacia a pochi chilometri dalla città.
Anche una nostra compagna di non più verdissima età molto spiritosamente tenta la sorte e incappa in una schizzata di tutto rispetto. Vorrei avere la stessa disinvoltura e indifferenza all'opinione altrui che le fa fare azzardi del genere con tutta semplicità.

Diario dalla Russia: 12/07/13

San Pietroburgo 2

Ieri sera siamo arrivati tardi ma abbiamo potuto egualmente goderci gli ultimi resti delle notti bianche. Il picco è stato il 21 giugno quando il sole tramonta dopo la mezzanotte e sorge di nuovo verso le due. Comunque anche ora lo spettacolo è notevole. Chi conosce un po' la letteratura russa si aspetta di incontrare la sconosciuta delle notti bianche sul ponte della Fontanka oppure uno dei personaggi tipo Raskol'nikov o la vecchia usuraia, per non dire del convitato di pietra di Puskin. Stamani visitiamo l'Hermitage, ma le mie antenne emozionati restano relativamente fredde: il palazzo è sontuoso, d'accordo, ma la folla quasi disumana dei turisti - che poi sono lì a fare la stessa cosa di noi - impedisce di gustare le opere d'arte: in pochi attimi passiamo Raffaello, Tiziano, Michelangelo, Canova, etc. come nulla fosse e senza ritenere nulla, almeno da parte mia. Lo stesso Figliol Prodigo di Rembrandt non lo apprezzo se non per la possibilità di dire: l'ho visto. In fondo non sono questi i luoghi che ormai mi entusiasmano: il turismo di massa ha tolto loro ogni attrattiva. Ieri mattina al monastero Donskoj ero ben più coinvolto e toccato. Andando in giro a pellegrinare cerco dei luoghi del cuore e non tanto posti che permettono di riempire la lista del turista coscienzioso. Facciamo pranzo nel palazzo nobiliare dei Palovcev, ora sede dell'ordine degli architetti di Pietroburgo: c'è una bella atmosfera molto old Russia tipica più di Piter che di Mosca. Dopo facciamo altri giri in città, tra cui la visita alla chiesa di S. Andrea mentre il gruppo staziona in un negozio di souvenir. Ascolto un vespro meraviglioso insieme alla zia e al seminarista Antonio con un coro poco numeroso ma da conservatorio! Sono giovani studenti quelli che cantano dato che l'isola Vasilievskij in cui ci troviamo è la zona universitaria della città. Dopo cena partiamo a piedi per un'esplorazione della Prospettiva Nevskij mentre è ancora giorno e nessuno ha voglia di andare a letto; ad un certo punto sono incerto sulla strada e la carta che ho non è dettagliatissima. Fermo due giovani passanti e trovo un ragazzo tifoso della Juve che conosce Firenze e l'Italia. Tra un elogio di Piter e una difesa della sua supremazia umana su Mosca mi mostra la strada. È davvero gentile e si stupisce che ci siano italiani che parlano russo. Sono lusingato, anche se la mia lingua ormai è ben lungi dal poter essere lodata, nemmeno da un cerimoniosissimo e gentilissimo pietroburghese incontrato sul lungofiume Fontanka in una sera di luglio durante le notti bianche.
Sono a letto mentre le due si avvicinano!

Diario dalla Russia: 11/07/13

Ormai mi sembra di essere lontano da Siena da tanto tempo mentre in realtà manco solo da pochissimi giorni, ma la ripresa di contatto con la madre Russia ha suscitato così tante emozioni che la percezione del tempo si è leggermente alterata. Il tempo infatti si srotola non solo secondo il ritmo dell'orologio, ma anche secondo quello dell'anima. Sento di appartenere a questa terra come l'unica dove potrei desiderare di vivere dopo l'Italia. Si tratta di una solidarietà fatta non solo di cultura ma anche di esperienze, di volti, di storia personale. Con il distacco dell'età vedo ora lo svolgersi degli eventi che mi hanno condotto da Mosca a Siena sotto una luce diversa e più chiara che in passato. La mia vocazione del resto è nata a Mosca; o meglio è qui che ho avuto una volta l'unica esperienza "mistica" della mia vita, quando in un corridoio dell'università ho avuto la chiarezza interiore della vanità delle cose di questo mondo di fronte alla realtà di Cristo che non muta né delude. Da questa persuasione si impose la necessità di scegliere per rendere operativa l'intuizione: il mio sacerdozio dunque è nato qui. Celebriamo Messa alla chiesa di San Luigi dei francesi che dall'800 è la chiesa della comunità cattolica straniera in Mosca. È un luogo significativo perché negli anni duri del comunismo è rimasta la sola chiesa cattolica aperta in tutta l'Unione Sovietica. Nel lontano 1988, proprio qui, ho tenuto a battesimo Tat'jana quando ancora era pericoloso anche solo domandare dove si trovasse la chiesa. Si respirava un clima tutto particolare da catacombe, ma allo stesso tempo ci si sentiva a casa come cattolici anche se il rito con cui si celebrava era per me piuttosto strano dato che la riforma liturgica in Russia non era arrivata. Visitiamo poi la chiesa del Salvatore che è stata ricostruita nel 2000 sullo stesso luogo in cui negli anni trenta era stata distrutta da Stalin. Ci avevano poi fatto una piscina ma non erano riusciti ad edificarci alcunché. Si diceva che fosse un luogo dove Dio non permetteva altro che la sua casa. Per poco non mi buttano fuori: sto dando spiegazioni e non sarebbe permesso. La nostra guida mi aveva avvisato, ma non credevo che sarebbero stati così fiscali. Un energumeno mi si avvicina e mi prende per un braccio per trascinarmi all'uscita. Resisto con fermezza e per fortuna desiste. La chiesa era sorta alla fine del XIX secolo nel luogo di un attentato allo zar e come memoriale della guerra contro Napoleone del 1812. Ora segna la stabilità della chiesa russa contemporanea anche se non riesce a mascherare la triste verità che in Russia la pratica religiosa coinvolga non più del due per cento della popolazione. Passiamo velocemente ad un altro luogo a me caro della città, dove tra l'altro si trova la tomba di Dostoevskij: il monastero Donskojmlegato alla vittoria dei russi sui tartari a Kulikovo nel 1380. Fu portando in battaglia un'icona della Madonna (qui custodita) che l'armata del principe Dmitrij Donskoj si assicurò la vittoria. È un luogo che nessun gruppo visita ma dove si trovano vecchiette devote e dove vive una piccola comunità monastica maschile che nel centro di Mosca vende verdure e pane cotto nel forno del monastero. Mi tocca ben più di altri luoghi e devo prendere in mano la traduzione perché la nostra guida, un po' troppo laica, si raccapezza a fatica esulando dalla storia e dall'arte! Quando mi saluta alla stazione si rammarica di non essere troppo religiosa, ma la rassicuro: pregherò per lei in modo che Dio Benedetto le tocchi il cuore. Il Vangelo ci insegna ad amare ogni uomo e ad avere uno sguardo di compassione su tutti, specie su quelli che non hanno il coraggio di chiedere il dono della fede. È così che ci mettiamo in treno e in capo a 4 ore percorriamo i 700 km che ci separano da Pietroburgo. Arriviamo alle otto e mezzo giusto in tempo per cenare alle dieci e uscire subito dopo per goderci le notti bianche: fino ad oltre la mezzanotte. La luce spettrale, descritta in tanti romanzi di Dostoevskij, illumina la città dove tutto può accadere e dove tutto è possibile. Sfoggio qualche reminiscenza letteraria con una pellegrina che legge Nabokov e verso le due vado a letto.

Diario dalla Russia: 10/07/13

Una giornata russa al cento per cento quella di oggi, iniziata sotto il segno dell'incertezza e poi conclusasi nel modo migliore. Partiamo prestino diretti alla Lavra di San Sergio, il luogo forse più santo di tutta la Russia insieme al monastero delle Grotte di Kiev, ma ben presto il clima sereno è funestato da un piccolo incidente: il nostro autista, che guida un po' allegretto, urta un camion e gli stacca lo specchietto. Si fermano entrambi nella corsia centrale di un'autostrada monstre e usciti iniziano a litigare. Costernazione generale perché rischiamo di ritardare e di molto. Qualche intelligentone consiglia di chiamare la polizia ignaro del fatto che questo verrebbe a complicare di molto le cose. Dopo una sosta tesissima di più di mezz'ora, approfittando dell'allontanamento del nostro autista, ricorro ad un sistema infallibile: metto in mano al conducente offeso una bella banconota e lo esorto a sparire in un nanosecondo!
Ripartiamo in un attimo e siamo alla Lavra per le undici. Incontriamo il nostro mentore, padre Dionisij e con lui iniziamo la visita dirigendoci subito alla tomba di San Sergio. Il Padre parla un italiano molto stentato ma ciò lo rende molto vivace. Quando non gli vengono le parole intervengo io e proseguiamo. Nella chiesa ci sono canti commoventissimi e tutti i pellegrini si possono avvicinare alla tomba e venerare le spoglie di San Sergio. Prego per la terra russa perché abbia pace e prosperità come si meriterebbe. Entriamo in luoghi non accessibili al pubblico tra cui l'Accademia Teologica di cui il Padre è insegnante di lingue classiche e bibliotecario. Ama i libri ma anche i poveri, come comprendiamo subito dalla sua veste tutta rattoppata. Il suo sguardo è dolcissimo e mite e quando parla del protettore di tutta la Russia si commuove e ci commuove. Lo invitiamo a pranzo col suo giovane aiutante Viktor, un seminarista in prova che funge da fotografo della visita (il nostro Vescovo è in pompa magna su mia insistenza dato che gli orientali apprezzano molto queste cose). Il poveretto vien ripreso perché assicura che una certa uscita è aperta mentre non è così. P Dionisij gli chiarisce che quando non si è certi di una cosa si deve tacere altrimenti si diventa figli della menzogna! Si capisce che in realtà lo guarda con indulgenza, forse ripensando a quando lui stesso era appena agli inizi della sua vita monastica. Il povero Viktor, che sembra un ufficiale degli ussari dell'800, pare tutto contrito e andiamo avanti. Riceverà una gratifica appena più tardi quando a pranzo, nonostante il digiuno in preparazione della festa dei SS. Pietro e Paolo, il Padre gli permetterà il dolce: dice che è meglio mangiare con la benedizione del Padre spirituale che digiunare senza la sua benedizione! Così il poveretto, che dagli studi di musica e arte è passato al rigore dell'Accademia, per oggi ha avuto una piccola gioia! Ne sono banalmente felice. La nostra visita è servita anche a lui. Rientriamo a Mosca velocemente per visitare la Galleria Trat'jakov dove si conserva la famosa icona della Trinità di Andrej Rublev. Abbiamo una guida di eccezione: Giovanna Parravicini di Russia Cristiana che in un'ora ci fa gustare la spiritualità antico russa tanto da desiderare di più.
A cena abbandono il gruppo ed accetto l'invito della vecchia amica Tat'jana a cenare in un ristorante georgiano. Ha invitato a mia insaputa altre vecchie conoscenze e sua mamma, Lidija Ivanovna, è venuta da Jaroslavl' per salutarmi. Mi stupisce pensare che quella parte della mia vita è ormai tanto lontana anche se carissima e vorrei farvene parte. Vivendo a Siena con voi mi pare strano che ci siano cose di me che non sapete e vorrei legare in un attimo in un solo filo tutti i segmenti della mia vita. Mi pare che la mia vocazione al sacerdozio sia il filo rosso che unisce tutte le tessere del mosaico.
Sono felice godendomi questa serata come un bambinetto che riceve un dono insperato. In questi momenti mi sembra quasi impossibile di aver ricevuto tanto senza in fondo aver sopportato quasi nulla. Gli angeli in cielo saranno contenti anche loro. Rientro in taxi all'albergo e mi metto a scrivere queste righe. Vorrei dire di più ma le parole mi sembrano troppo banali.
Comunque siate felici per me.
PAX

Diario dalla Russia: 9/07/13

Seconda giornata moscovita, ma la prima davvero intensa. L'hotel mette la sveglia alle sei e trenta perché il vostro Don non accetta di saltare la messa. Molti "pellegrini" non se ne danno per inteso e tornano a poltrire. Alcuni più ardimentosi invece si presentano, tra cui anche un nostro amico sacerdote davvero morto di sonno. Tuttavia presente.
Usciamo alle nove sotto una pioggerellina fitta e insistente, con un cielo plumbeo fino all'orizzonte di quelli che paiono promettere pioggia fino alla fine dei tempi. Andiamo lo stesso in autobus per il giro della città. Sotto l'acqua visitiamo la Piazza Rossa e ad un certo punto, con la mia amica Tat'jana, ci infiliamo nei grandi magazzini GUM a prenderci un tè. Quasi nessuno nota la mia assenza tranne ovviamente la madre: sparviero dallo sguardo più acuto di un'aquila. Ci ritroviamo dopo mezz'oretta facendo finta di niente. Mi preme stare un po' a tu per tu con la vecchia amica, che tra l'altro fa un po' fatica a muoversi. Pranziamo in un ristorante vicino al centro mentre l'autista del nostro bus lo va a cambiare perché non funziona il microfono. La Russia davvero non cambia poi tanto e somiglia sempre alla nostra amata Italia, ma gli italiani si sdegnano subito di ciò che anche da loro capita ogni giorno. Sono solo a difendere la Russia!
Ci dirigiamo al Cremlino, cuore della Russia medievale ed imperiale, nonché di quella sovietica che però sembra quasi cancellata dall'estetica dei luoghi. Non nei fatti però, perché i sistemi del governo ed anche molte persone sono ancora le stesse. Troviamo una guida eccezionale, Galina Evgenevna, credente convinta ed appassionata di arte medievale e di icone. Ci fa gustare le due cattedrali che visitiamo facendoci penetrare il mistero dell'icona.
Rientriamo in albergo dopo aver visitato il monastero di Novodevici, antico ritiro di molte dame della famiglia imperiale. Appena dopo la caduta del regime ha qui ripreso vita una comunità monastica che è oggi non numerosissima ma molto giovane. Partecipiamo ad una parte della liturgia tutti incantati dalla dolcezza del canto paleo slavo.
All'uscita i pellegrini riposano sotto degli alberi bellissimi dalla chioma infinita e la città, pure verdissima in generale, sembra lontana mille miglia.
Rientriamo in hotel ed io incontro un altro vecchio amico conosciuto più di dieci anni fa in un pellegrinaggio-avventura che meriterebbe un racconto dettagliato e che comunque risulterebbe incredibile quando arrivasse al punto in cui la notte, in una cittadina sperduta della provincia russa che non so nemmeno bene dove si trova, sento nella stanza accanto alla mia litigare dei soggetti che sono dei mafiosi. Esco per dare un'occhiata ed ecco le pistole in pugno! I santi padri di Optina Pustyn mi hanno protetto e da allora li ringrazio di cuore.
Igor, questo è il suo nome, è davvero felice di vedermi come anch'io, del resto. Quando passava da Roma, accompagnando russi in Italia, si fermava sempre a salutarmi ed era stato anche ospite del seminario di Siena al tempo del rettore Malpelo.
Gli sono affezionato anche se talvolta si comporta come un talebano ortodosso e non posso fare a meno di riandare a dispute accese e franche su temi di teologia che ci hanno visti protagonisti negli anni. Incanta tutti col suo italiano stentato e il suo faccione sincero. Dopo cena ci accompagna in un giro per Mosca by night: metropolitana e Piazza Rossa a beneficio di quanti ieri sera non vennero. E' un miracolo se riporto 35 persone a casa dopo un viaggio in metro!
L'Arcivescovo è terrorizzato che qualcuno si possa perdere, o forse è lui che teme di rimanere solo circondato unicamente da scritte cirilliche?
Per la cronaca aggiungo solo che dopo pranzo il sole è tornato ad illuminare la città, un altro segno del favore divino immeritato quanto gradito.

Dal mio iPad che sfoggio dovunque scrivo benissimo risparmiando al buon Angelo correzioni e fatica ulteriore. E' solo un oggetto, ma mi ricorda di voi e della vostra gioia la sera che me lo avete regalato. In fondo mi è prezioso solo per questo e anche gli altri preti me lo invidiano un po' per lo stesso motivo quando scoprono che viene dalla vostra generosità.
Spokoinoj noci!